L’allarme per il fiume Liri lo aveva lanciato il vicesindaco di Civitella Roveto, Pierluigi Oddi, ai primi di settembre. Le acque del gioiello azzurro, elemento fortemente identitario per gli abitanti dell’intero rovetano, erano diventate nere e coperte per un ampio tratto, nella Valle Roveto ma anche nel sorano, da una schiuma maleodorante e di centinaia di pesci morti. Immediati erano scattati i controlli: i carabinieri a Civitella e la polizia locale a Sora avevano prelevato campioni dell’acqua da far analizzare, ed era stata presentata una denuncia contro ignoti alla Procura della Repubblica. Immediata anche la mobilitazione generale con la costituzione del Comitato a difesa del fiume Liri. Le indagini avevano portato al sequestro, da parte dei Carabinieri forestali, di due aree divenute vere e propri depositi incontrollati di rifiuti: lo sgrigliatore situato all’Incile alla fine del canale centrale del Fucino e le vasche di accumulo della centrale idroelettrica di Canistro, due impianti che sarebbero gestiti dalla cartiera di Avezzano. Si ipotizza sia stata l’immissione nell’emissario di acqua non filtrata a provocare l’inquinamento del fiume e la conseguente moria dei pesci.

Un nuovo episodio si è verificato durante l’Eco-trail della Roscetta, manifestazione che richiama centinaia di partecipanti ogni anno. Preoccupati e furenti gli amministratori hanno chiesto d’urgenza nuovi prelievi all’Arta. Il presidente della terza commissione consiliare ‘Agricoltura, attività produttive, caccia e pesca’ della Regione Abruzzo, Lorenzo Berardinetti, ha convocato a metà ottobre un tavolo tecnico cui hanno aderito l’Arta, l’Istituto Zooprofilattico dell’Abruzzo e del Molise, l’ufficio regionale programmazione ittico-sportiva, l’Enel, la Polizia Provinciale, il capofila del Contratto di fiume, gli amministratori dei Comuni della Valle Roveto e le associazioni locali dei pescatori. “Risposte concrete e attese dalla comunità in un incontro produttivo che ha posto le basi per arrivare ad una soluzione definitiva”, ha detto il consigliere regionale Lorenzo Berardinetti, “ci siamo dati dei compiti specifici, all’Istituto zooprofilattico è stato affidato l’importante ruolo di coordinare e creare una vera e propria mappa sullo storico del fiume con tutte le informazioni che lo riguardano. Si è parlato del possibile ripopolamento, che con molta probabilità avverrà nel mese di gennaio, dopo un attento monitoraggio del fiume e previa verifica della qualità delle acque. L’attenzione della commissione che presiedo continuerà ad essere massima vista la situazione particolarmente delicata, per cui sono in corso delle indagini”, ha concluso Berardinetti. “A seguito delle criticità emerse – ha spiegato il vice sindaco Oddi – l’Arta ha intensificato i controlli, effettuando campionamenti a tappeto nei comuni rovetani attraversati dal fiume per verificare qual è la salute del Liri dopo questi ultimi episodi di inquinamento. Ritengo però necessario capire alla fonte qual è il motivo principale di esso: l’indagine della Procura è già in una fase avanzata”. La salute delle acque è sempre più a rischio, malgrado la crescente attenzione e gli allarmi ripetuti sulla centralità della tutela di questo bene primario per tutte le comunità, e i riflettori degli investigatori puntano già su un nuovo fronte: nelle scorse settimane, infatti, una densa schiuma bianca ha coperto le acque del torrente Raffia (Foto), tra Magliano e Capistrello. La vicenda è al vaglio delle autorità competenti.