Di Roberta De Santis, Premio “Hombres” per la narrativa 2013

Viandante nei sentieri suggestivi dell’anima, alla ricerca delle radici identitarie…L’autrice percorre il suo cammino verso la liberazione dal dolore

“Volevo dirle tante cose” racconta la storia di Sara, responsabile di una libreria che è il centro della sua vita, scandita da ritmi precisi e apparentemente serena. Sotto lo specchio d’acqua tranquillo della superficie, Sara nasconde nel cuore un difficile rapporto con la madre, il silenzio di sempre e la costante ricerca di parole giuste, regolarmente vane. L’importanza delle parole appare cristallina quando Sara incontra l’amore. Il romanzo diventa così uno scrigno di riflessioni luminose ed accorate, un contenitore prezioso di emozioni e confidenze struggenti, a tratti commoventi, utili a chi forse sta sprecando parole e tempo, sicuro di avere ancora mille opportunità per risistemare rapporti dolorosi e perduti.

Viandante nei sentieri suggestivi dell’anima, alla ricerca delle radici identitarie, rinvenibili nella famiglia, e delle origini della fragilità psicologica che connota la condizione esistenziale di ciascuno dei personaggi in cui si proietta e si rispecchia, l’autrice percorre il suo cammino verso la liberazione dal dolore leggendo e vivendo il suo tempo e la sua storia in una proiezione perpetuamente oscillante fra progettualità e sogno e in una dimensione costantemente instabile, segnata dall’ascesa e dal precipizio, dal successo e dallo smarrimento.

L’intensa soggettività e la scrittura immaginifica presenti in “Volevo dirle tante cose” figurano spazi e tempi sconfinati, proiettati negli sfondi vertiginosi e illimitati dell’anima di chi vive perennemente sospeso fra il reale e l’immaginario, tra la fallacia di sogni infranti e l’aspirazione alla gioia più casta e più autentica. Da leggere, per emozionarsi e ritrovare la bellezza, a tratti perduta e remota, delle parole giuste, quelle che danno corpo ai sentimenti e sfiorano l’anima.